Officina sputnik

Mattia Ghidelli

Benvenuti nell’Officina Sputnik

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Già dal nome si dovrebbero intuire le due anime di quest’ambiente. Da un lato, come tutte le officine, è un condensato di strani strumenti e attrezzi tecnologici che miscelano antichi saperi e modernissime tecnologie; dall’altro Sputnik, che in russo significa ”compagno di viaggiò”, è stato il nome del primo satellite artificiale lanciato in orbita e vuole esprimere la ricerca verso l’ignoto, l’osservazione di qualcosa che non si conosce.

Un connubio perfetto insomma, perché questo sarà proprio uno spazio di navigazione e di speculazione. Una mappa per imparare ad osservare il mondo e a riflettere sulle cose da prospettive differenti a quelle consuete. Esploreremo il tempo e lo spazio cercando di percorrere rotte lontane dalle coste delle comuni apparenze. Nulla sembrerà uguale a prima. Il solito e apparentemente noto esistente acquisirà nuove tonalità, nuove caratteristiche; sembrerà di tornare a sentire la primigenia curiosità dello scoprire il mondo.

Certo, non vi siete sbagliati, questo è proprio un blog di fotografia. Vi siete mai chiesti che cosa sia la Fotografia? Di certo non è qualcosa che inizia o si conclude con l’atto di premere un pulsante su uno strumento in grado di riprodurre immagini. Sarebbe davvero troppo semplice.

La Fotografia è molto di più.
È un modo del tutto unico e particolare di approcciarsi alle cose che abbiamo d’innanzi agli occhi; è quasi una modalità caratteriale che caratterizza chi la pratica; è conoscenza tecnica degli strumenti che ci aiutano a sviluppare la nostra osservazione sul mondo; è arte e filosofia; è il linguaggio che parliamo.
Insomma è uno strano mostro dalle molte facce, che però con i giusti strumenti può esser addomesticato. Fortuna che ci troviamo in un’officina!

La nostra avventura troverà la sua prima tappa nell’essenza della Fotografia. Scopriremo quali sono i concetti di base che ne creano l’immaginario e che ne governano l’azione. Rifletteremo sulle nozioni di verità fotografica e di memoria come estensione della realtà fattuale di un oggetto: elementi che hanno caratterizzato fin dagli albori la fotografia come unicum nel panorama delle tecniche.

Proseguendo approderemo al grande tema del linguaggio fotografico, analizzando le prassi compositive, le “convenzioni armoniche” e le regole percettive che guidano l’occhio umano nell’osservazione di immagini. Studieremo poi i fattori fondamentali che permettono agli strumenti fotografici di costruire con la luce una rappresentazione del mondo (tempo di esposizione, apertura del diaframma e sensibilità del supporto). Seguiremo lo sviluppo di arte, tecnica e tecnologie fotografiche, scoprendo quanto le loro linee evolutive siano indissolubilmente connesse tra loro. Scandaglieremo le varie strumentazioni fotografiche comprendendone specifici pregi, difetti e usi principali. Attraverso lo studio dell’esposizione impareremo a scrivere con la luce sfruttando consapevolmente tutte le caratteristiche di fattori e strumenti fotografici.

Giungeremo ad affrontare in modo pratico le situazioni in cui un fotografo si può trovare durante la propria professione, svelando tutti i piccoli segreti che conducono alla fotografia finale. Affronteremo il complesso lavoro di postproduzione che sta dietro a ogni scatto di qualità. In fine al nostro viaggio cercheremo di catturare l’inafferrabile essenza della produzione di un progetto fotografico complesso, ragionando su idee, modalità di sviluppo e sintassi della fotografia.

Mattia Ghidelli

30 aprile 2014

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Mattia Ghidelli

Mi chiamo Mattia Giovanni Ghidelli, sono nato a Cremona nel 1987. Mi sono da poco laureato in psicologia all’Università degli Studi di Padova. Dovendo scrivere una presentazione, mi sono trovato molto in difficoltà ad identificare l’origine vera di questa mia passione. Quando si passa dal ‘take a photo’ al ‘make a photo’? La differenza è apparentemente infinitesimale, ma all’interno della biografia di un appassionato di fotografia segna un passaggio epocale, un momento di non ritorno che andrà ad incidere irrimediabilmente sul modo di percepire e interpretare il mondo. Quel che ricordo è la mia prima macchina fotografica, una Polaroid 600 regalatami per il mio settimo compleanno dal nonno. Da che parte del confine mi trovavo? Difficile dirlo. Ciò di cui non ho dubbi è che da quel momento in poi la mia paghetta di 5000 lire settimanali veniva utilizzata quasi esclusivamente in cassette Polaroid, che regolarmente duravano non più di un paio di giorni. Dal 2010 tengo un corso di fotografia all’Associazione Studenti Universitari di Padova e dal 2012 collaboro con il corso di arte contemporanea e fotografia al Liceo Scientifico Aselli di Cremona. L’attività di docenza è stato un modo molto particolare di approcciare alla fotografia da una costa poco esplorata. Ho avuto così modo di scoprire la bellezza della narrazione e della sinestesia del docente che usa parole per comunicare immagini. Accanto al lavoro di insegnante ho prodotto vari reportages sociali e antropologici, uno dei quali è stato poi sviluppato in progetto di tesi per la laurea.

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